Sulla lingua nederlandese
Innanzitutto bisogna capire che ‘olandese’, ‘fiammingo’, ‘neerlandese’ e ‘nederlandese’ sono tutti nomi per la stessa lingua. Siccome il termine più diffuso, ‘olandese’, si riferisce all’area geografica dell‘Olanda e non al Belgio, si ha cercato un termine che rappresenti meglio l’area geografica dove la lingua è di casa. Le soluzioni politiche ‘neerlandese’ e ‘nederlandese’ (da rispettivamente il francese neerlandais e il nederlandese Nederlands ) devono colmare questa lacuna. L’uso di ‘fiammingo’ in italiano non è solito come riferimento alla lingua standard, ma piuttosto ai dialetti delle Fiandre, parte settentrionale del Belgio. Con una recente riforma universitaria il Ministero dell’Università e della Ricerca ha optato per la denominazione ‘nederlandese’. I termini ‘fiammingo’ e ‘olandese’ come aggettivi sono invece corretti per riferirsi alla provenienza da rispettivamente, Le Fiandre (l’area nederlandofona del Belgio) e provenienza dai Paesi Bassi, detto anche Olanda.
Con due nazioni che condividono la lingua (Paesi Bassi e Belgio) e due nomi per uno dei due paesi (Olanda e Paesi Bassi), non è strano che anche altre nazioni al di fuori dell’Italia confondano i vari nomi per la lingua e per l’area. Gli anglofoni usano ‘Dutch’ and ‘Netherlandish’, e quando si riferiscono a ‘The low countries’ parlano dell’Olanda e del Belgio insieme o forse solo del Belgio. Per i parlanti della lingua spagnola ’los Paìses Bajos’ e ‘Holanda’ sono sinonimi per i Paesi Bassi. Il termine per nederlandese è ‘holandes’, per il fiammingo usano ‘flamenco’ mentre il termine ‘neerlandés’ è corretto, ma praticamente sconosciuto. Per i francofoni ‘hollandaise’ non è solo una lingua ma anche una mucca di razza frisone.
Dal Suriname alla Namibia: parlata da 24 milioni di persone
Il nederlandese viene parlato da circa 24 milioni di persone in vari continenti, è la settima lingua dell’Unione Europea e la prima lingua di circa sedici milioni di olandesi e di sei milioni di fiamminghi. Inoltre si parla il nederlandese anche a Aruba, le Antille olandesi, nel Suriname e nelle Fiandre francesi. L’Afrikaans, lingua derivata tra altre dal nederlandese, è parlato da sei milioni di persone in Sud Africa e in Namibia.
Differenze tra Paesi Bassi e le Fiandre
Quasi tutti i fiamminghi si riferiscono al loro parlato con il termine ‘Vlaams’ (fiammingo’) oppure parlano Verkavelingsnederlands, un misto ‘neutrale’ dei dialetti fiamminghi. Attualmente la lingua standard nelle due nazioni è praticamente uguale. Prima del 1995 vi erano dissonanze notevoli nello spelling, ma dopo il cambiamento ufficiale dello spelling di quell’anno le differenze sono scomparse in gran parte. Variazioni nell’uso dei vocaboli esistono ma sono in diminuzione; la pronuncia dei fiamminghi invece si distingue nettamente dalla pronuncia degli olandesi: il più ovvio è il suono della ‘g’ che nel sud risulta più morbida. Negli ultimi decenni nei Paesi Bassi si è verificato un cambiamento in pronuncia in certi gruppi di parlanti, chiamato ‘Poldernederlands’, mentre nelle Fiandre questo fenomeno è sconosciuto.
Il ceppo germanico
Il nederlandese appartiene al ceppo germanico occidentale, insieme al tedesco, l‘inglese e il frisone. Islandese, danese, norvegese e svedese sono anche lingue germaniche ma appartengo al ceppo delle lingue nord germaniche. Le lingue del ceppo germanico orientale (vandalico, ostrogotico e visigotico) sono praticamente estinte.
L’afrikaans
Nel Seicento alcuni contadini e marinai della Zelanda (provincia nel sudovest dei Paesi Bassi) e della regione Olanda si stabilirono vicino a Capo di Buona Speranza nel Sud Africa. Dalla lingua che parlavano si è sviluppato l’attuale afrikaans, il quale con l’inglese e con le lingue Zulu è lingua ufficiale del Sud Africa.
Dialetti
Oltre alla lingua standard il nederlandese vi sono vari dialetti di cui il limburghese, il zelandese, brabantino e il fiammingo occcidentale.
Una piccola storia della lingua nederlandese
Ai tempi Romani vi erano vari popoli germanici nel nord della Gallia. Giulio Cesare cita i Belgi come i più valorosi. Alcuni di questi popoli tra i quali i Sassoni, i Vandali, i Batavi, i Goti, si allearono coi romani. La cultura è mista. Nel nord della Gallia c’è una demarcazione di lingua, dove viene parlato un proto-nederlandese al nord en un protofranco al sud. Le tracce del latino volgare nelle lingue germaniche sono multiple, ma vi sono anche tracce nel latino delle lingue dei Nord Europa: braghe (par. nl broek), zuppa (par. nl. soep), nei secoli a seguire si aggiungo molti termini della navigazione: babordo, bompresso, etichetta, issare, cambuse, filibustiere, ecc.
Dopo il declino del impero Romano e dopo vari spostamenti dei popoli il territorio del basso Reno è occupato dai Franchi. L’antico nederlandese dunque deriva dal antico nederfranco. Il nederlandese ha alcune delle caratteristiche che hanno le lingue germaniche costiere (detto anche ingveonismi), come le lingue Frisone en Inglese e altri delle caratteristiche del ceppo continentale. Ad esempio alcuni sostantivi prendono la -s in plurale e altri sostantivi prendono la -n in plurale (delle volte tutte due: sing. leraar plur. leraren opppure leraars) Così il nederlandese ha il dativo en accusativo uguale come l’inglese: Inglese: me, Nederlandese: mij mentre il tedesco ha due forme: mir, mich. Anche per quanto riguarda il lessico il nederlandese delle volte assomiglia all’inglese che il tedesco: (I)island, (Nl) eiland (ted.) Insel, oppure come nel caso di (I e Nl) water (Ted.) Wasser. Lo sviluppo delle lingue germaniche nelle fasi più progredite indica una sostituzione da strutture morfologiche (i casi) con forme analitiche (per es. con preposizioni). Per esempio l’uso frequente dello sjwa indica che i casi non sono utilizzabile dato che i finali non accentuati, hanno tutti la stessa pronuncia.
Il medioevo
Durante il regno di Carlo Magno, nel 700 e 800, il territorio tra Reno e Meusa diventa il centro amministrativo e culturale del impero Carolingio. Anche se il latino rimane la lingua della scienza, la chiesa e l’amministrazione, la lingua del popolo penetrò, seppur limitatamente, all’interno delle funzioni religiosi. Alla morte di Carlo Magno l’impero si sgretola ed i Paesi Bassi passano sotto regno della corona francese. In realtà non vi è nessuna unità, non sono altro che contee e episcopati.
Intorno all’anno 500 le lingue germaniche subiscono dei cambiamenti: alcuni fonemi cambiarono per esempio appel - apfel, ik - ich; dorp - dorf sopra la linea Bernrath (sotto Dusseldorf) questi fonemi non vengono più alterati. Le lingue al di sopra la demarcazione vengono chiamato basso-tedesco, sotto la linea vi sono i dialetti che formeranno l’alto-tedesco.
Sembra difficile indicare l’inizio della lingua nederlandese, i testi ritrovati non bastono, perché prima di scriverla, si parlava la lingua. Inoltre, non vi era unità di stato, né di cultura o letteratura. Perciò tutto ciò che avvenuto prima non sono altro che fasi proiettati indietro dalla lingua standard odierna, sebbene era in realtà niente di più di un insieme di dialetti.
L’Oudnederlands: (Nederlandese antico) è parentata con l’antico franco e l’antico sassone, ogni divisione sarebbe anacronistica. Viene datata dal 700-1150. La ‘sjwa’ è già presente nella lingua, ma viene scritta in tanti modi. Nel medioevo si usa sopratutto la ‘e’.
Il testo più antico in Nederlandese è De Wachtendonkse Psalmen, questi salmi sono rinvenuti nel 1931. Il testo più conosciuto invece è un altro:
''Hebban olla vogala nestas hagunnan,
hinase hic enda tu, wat unbidan we nu''
(Tutti gli uccelli hanno iniziati a costruire un nido,
Tranne io e te, cosa stiamo aspettando?)
Questo è ciò che ha scritto un monaco innamorato quando all’inizio del Duecento provava la sua penna. Fu scritta nel dialetto della fiandre occidentali.
Di questo periodo troviamo anche documenti ufficiali nella lingua volgare. Vi è una notevole influenza della cultura di corte francese sopratutto nelle fiandre. La lingua, come detto, non è una, ma vi sono vari dialetti : fiammingo, brabantino, olandese, limburghese e sassone. Il limburghese per esempio ha tante caratteristiche in comune col tedesco. Il prima poeta della nostra lingua infatti, Hendrik van Veldeke, appare anche nella storia della letteratura tedesca.
Carlo Quinto di Asburgo, (1500 -1558), nativo di Gand, completa l’unità territoriale delle XVII Provincie Nederlandesi. Questi comprende all’incirca i paesi del Benelux attuale, ad eccezione di Liegi, nonché una gran parte del Nord della Francia. Carlo Quinto decreta che questo ‘circolo’ costituisce un insieme indissolubile con gli stessi diritti di successione per tutte le regioni. Le XVII Provincie comprende così tutte le regioni di lingua nederlandese e in più alcune regioni francofone nel sud, che facevano anch’esse parte delle XVIl Provincie. Anche se formalmente continuano a far parte dell'Impero Asburgico, in realtà non sono sottoposte alle sue leggi nè alla sua giustizia.
La coscienza che i "nederlandesi" hanno di essere diversi dal resto dell'Impero Asburgico, trova la sua espressione nel nome che danno alle loro lingua; al termine troppo generico di "Dietsch/ Duutsch" (termine per ‘volgare’), si aggiungono i termini "Nederduytsch" e "Nederlandsch". Il termine "Nederduytsch" (basso-tedesco) sottolinea la distinzione rispetto al "Hoogduytsch" (alto-tedesco). Quanto al termine "Nederlandsch" (nederlandese), esso esclude ogni confusione col "Nederduytsch" parlato all'interno del complesso statale. Così sin dal Cinquecento coesistano i termini "Duytsch" , "Nederduytsch" e "Nederlandsch". Solo nel Novecento il termine "Nederlands" ( grafia odierna di Nederlandsch) si impone definitivamente.
Nel Cinquecento e Seicento si fa sentire la necessità di una lingua comune a tutti, da poter comunicare meglio tra abitanti delle regioni. Questa esigenza nasce per vari motivi, di cui la diffusione di testi stampati ne è un uno. Dall’invenzione della tipografia (circa 1450) circola un crescente numero di libri anche in lingua volgare. Il primo libro stampato in nederlandese fu la Bibbia di Delft (1477). Standardizzazione della lingua è dunque importane anche per la diffusione dei libri, perché con uno spelling più uniforme aumenta il numero di potenziali lettori.
La guerra di Ottant’anni
Durante la guerra di Ottant’anni (1568 – 1648) durante la quale i Paesi basi si liberarono dal dominio spagnolo, vi è molta mobilità all’interno del territorio nederlandofono. Gli abitanti si spostano da una regione all’altra per paura delle violenze belliche o semplicemente per sottrarsi all’inquisizione, e per via di questi spostamenti cresce la necessità di unificare la lingua. Nel 1585 gli spagnoli riconquistarono la città di Anversa, la conseguenza è un blocco del commercio nelle Fiandre e un grande esodo nelle province settentrionali liberi ne conseguiva. La grande maggioranza degli immigranti, che fugge dal Sud, appartiene alla classe agiata: non dispone soltanto di cultura ma anche di denaro e di prestigio. Nulla di strano quindi se anche la loro lingua fosse oggetto di grande considerazione, tanto più che da secoli la lingua scritta aveva avuto un'impronta meridionale. In Olanda, che aveva offerto asilo politico a migliaia di Fiamminghi e di Brabantini del Sud, il nederlandese comune ha la sua forma definitiva. L'influsso di Amsterdam sul nederlandese parlato e scritto di oggi è stato notevole. "Nessuna città dei Paesi Bassi ha attirato sin dalla fine del Cinquecento tanti immigranti dai Paesi Bassi stessi e dall'estero, nessuna città ha avuto una tale influenza sulla nascita del nederlandese parlato e scritto dei nostri giorni". Anche altre città olandesi come l'Aja e Haarlem sono centri di attività letteraria. Nel 1588 viene proclamata la Repubblica delle Sette Province Unite, la quale durante il Seicento conosce una grande fioritura e a distanza di alcune generazioni diventa una potenza mondiale. La Repubblica esisterà fino all’invasione francese del 1795.
Il Seicento
Sin dal 1550 vengono pubblicate grammatiche, dizionari, compendi eccetera; sono tentatavi di formalizzare l’uso della lingua volgare, farne l’inventario e codificarla. Per ottenere una lingua standard le funzioni linguistiche vengono ampliati; la lingua viene anche usata per la scienza e spesso bisogna inventare nuovi vocaboli per certi termini scientifici. Inoltre vengono selezionati strutture e vocaboli dai vari dialetti. La lingua viene costruita per motivi pratici, e per questo scopo si introducono di nuovo i casi, perché si ritiene indispensabile per l’uso pratico, ma anche perché è considerato questione di prestigio. Cosi introducano distinzioni artificiali tra pronomi (hen-hun). Tale processo, di fare una lingua standard utilizzabile in tutti campi, viene completato in grosso modo tra il 1650 e 1750. La crescente presa di coscienza del giovane stato porte a pubblicazioni sul carattere della lingua e fiumi encomi per la bellezza della lingua è la conseguenza. Gli scienziati non esitarono a conferire il nederlandese al primo posto della classifica delle lingue, seguito dall’ebraico, la lingua della bibbia, e solo dopo vengano le lingue romanze ‘bastarde’, in quanto derivate solo dal latino. Il fatto che il nederlandese avesse tanti vocaboli monosillabici, che potesse formare facilmente derivazioni e conglomerati, che la lingua fosse in grado di commuovere e convincere, erano caratteristiche spesso considerati importanti. Nella sua opera Origines Antwerpianae (1572) Goropius Beccanus scrive che il nederlandese fu la lingua del paradiso, e quindi la più antica del mondo. Diets oppure Duits viene da doutst, che in nederlandese significa: ‘il più vecchio’ (contrazione di de oudste). Tale affermazione non viene ridicolizzata, anzi, accolta con entusiasmo e la leggenda si protrarrà fino all’Ottocento.
Satenbijbel
Nel 1637 a Leida viene pubblicata la Statenbijbel (Bibbia degli Stati). Questa traduzione era stata commissionata dalla più alta autorità della Repubblica delle Provincie Unite, gli Stati Generali, e si basa sui testi originali greci ed ebraici e non sulla Vulgata latina, usata dalla maggior parte dei traduttori precedenti. Le istruzioni in merito sono molto precise: una di esse impone che fossero conservate il più possibile le espressioni e le costruzioni delle lingue originali. Questa disposizione influenzò la traduzione della Bibbia e, per suo tramite, il lessico e lo stile del nederlandese scritto. Fra i traduttori ci sono esponenti di tutte le regioni dei Paesi Bassi, ivi compresi gli immigrati del Sud. Il contatto tra queste persone porta ad un amalgama linguistico di cui la Bibbia degli Stati è l'esempio per eccellenza. Ma anche in altri campi linguistici penetra un simile amalgama linguistico. Le classi dominanti ed i letterati cominciano a unificare la loro lingua eliminandone molti tratti dialettali. Gli scrittori olandesi adeguano la loro lingua - e non è un fenomeno nuovo - a quella dei Fiamminghi e dei Brabantini: così P.C.Hooft (1581-1647) le cui opere hanno largamente contribuito alla formazione del nederlandese classico. I meridionali, Fiamminghi e Brabantini, tra cui Joost van den Vondel, autore di grandi drammi religiosi, adattano la loro lingua a quella degli Olandesi. Questo è il processo da cui scaturisce il modello del nederlandese scritto.
E la lingua parlata?
La grande massa degli Olandesi continua semplicemente a usare i propri dialetti, ma all'interno della classe dirigente Olandesi e Fiamminghi si sforzano ad armonizzare i loro idiomi; il risultato è una lingua composita, basata sul dialetto olandese e arricchita da una molteplicità di elementi meridionali. Questa lingua composita divenne, più tardi, anche la lingua parlata della gente colta nelle altre provincie della Repubblica delle Provincie Unite.
Settecento
Al Secolo d’Oro succede un’epoca di consolidazione: il razionalismo ha il sopravvento anche sulla lingua. L’uso e la forma della lingua viene razionalizzato e codificato in maniera sempre crescente. Questo fenomeno verrà in seguito definito Dispotismo.
L’origine delle regole e delle norme si ricercano nel passato, nella lingua parlata o in quella che è considerata la lingua colta. Alcuni dei linguisti dell’epoca sono talmente rigorosi nel codificare da correggere i poeti da cui attingevano le norme stesse. Ad esempio Vondel viene apprezzato, ma allo stesso tempo viene criticato per la sua mancanza di coerenza.
Il francese è la lingua raffinata, e dunque usata dalla borghesia. Questo permette all’élite olandese di essere costantemente al corrente di quanto avviene nel resto d’Europa, mediante per esempio i quotidiani francesi che circolavano nelle grandi città. Questo fenomeno a lungo termine avrà risonanze notevoli sulla lingua neerlandese. Si introducono alcuni barbarismi come per esempio congratuleren - entrelarderen - devoiren emploijer - services offereren.Con la nota che nessuno di questi sopravissuto al secolo dei lumi.
Giungiamo quindi alla fase del Nieuwnederlands, ovvero il nederlandese moderno. Viene fissata la struttura della frase attuale: nella frase secondaria il verbo va in fondo.; il pronome du sparisce del tutto; si fissa anche l’ordine delle parole all’interno della frase. Alcuni fonemi si trasformano in dittonghi: per es.: huus - huis e kieken - kijken
XIX Secolo
Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813, i Paesi Bassi riacquistano l’indipendenza e in seguito al Trattato di Vienna formano con il Belgio e il Lussemburgo, il grande Regno dei Paesi Bassi, sotto la guida di Guglielmo I d’Orange. Il paese, ad economia prevalentemente agricola, è devastato dalle guerre napoleoniche e il Nord, in particolare, non riesce a inserirsi nel nuovo processo di industrializzazione, al quale si avvierà soltanto nella seconda metà dell’Ottocento. Per tutto il secolo, la colonia indonesiana rimarrà ‘la zattera sulla quale galleggia l’economia olandese’.
Nel Belgio, l’uso ufficiale del francese viene inizialmente abolito, ma alla fine il governo si vede obbligato a reintrodurlo in via facoltativa. I francofoni rappresentano appena l’1% della popolazione delle Fiandre ma detengono il monopolio dell’istruzione e sono separati dalla stragrande maggioranza dei cittadini per la lingua, la cultura e i privilegi economici e politici; è una minoranza che governa la maggioranza. La lingua nederlandese parlata nel Nord del regno viene considerata una minaccia per i dialetti fiamminghi, ed è soprattutto il clero cattolico a temere con la sua diffusione il propagarsi del protestantesimo.
La nascita del Belgio
Nemmeno la convivenza fra i due popoli "fratelli" si svolge senza problemi. Fiamminghi e olandesi differiscono per lingua, religione – cattolici i primi, prevalentemente protestanti e anche anticattolici i secondi - per interessi economici e finanziari. Nel 1830, l’insieme di queste ragioni porta i belgi alla rivoluzione e al proclamo unilaterale dell’indipendenza, che Guglielmo I d’Olanda riconoscerà soltanto nel 1839. Nel neo-nato Regno del Belgio, sotto la guida di Leopoldo I di Sassonia, nasce il movimento dei flamigants, i quali riscoprono la loro lingua studiando testi medievali. Fondano riviste filologiche e contemporaneamente conducono una battaglia politica per il rispetto della libertà delle lingue previste dalla costituzione, ma coloro che lottano per la pari dignità della lingua e della cultura fiamminga, devono affrontare una borghesia e una vita pubblica completamente francesizzate. De leeuw van Vlaenderen (Il leone delle Fiandre, 1838) di Hendrik Conscience, porta l’orgoglio fiammingo nei cuori di tutti fiammingi, raccontando la vittoria dei contadini sul re di Francia nella Battaglia degli Speroni d’Oro. Conscience fa di quell’avvenimento un simbolo del movimento fiammingo e contribuisce al risveglio della coscienza popolare. E’ stato il primo e a lungo l’unico autore amato dal grande pubblico nederlandofono del Belgio. Di lui si dice che ha insegnato a leggere al popolo. Infine il movimento continuerà a battersi per i pari diritti, battaglia premiato nel 1895 con l’introduzione della lingua nederlandese come lingua ufficiale del Belgio accanto al francese. Più avanti lotteranno per l’introduzione alle scuole elementari, eccetera. Alle fine del ventesimo secolo il Belgio diventa stato federale in modo da poter garantire il massimo rispetto per le culture e lingue di tutti i suoi cittadini.
Taalunie
Il Nederlandse Taalunie, l’unione linguistica per il Belgio, i Paesi Bassi e il Surinam
Nel 1980 viene fondato il Nederlandse Taalunie, organizzazione transnazionale dipeso dai ministri della nazioni coinvolti, per una collaborazione consistente su istruzione, letteratura e per quello che riguarda la lingua nederlandese. I legami economici e politici, la collaborazione culturale insieme all’influenza da parte di radio e televisione attutiscono le differenze linguistiche tra Paesi Bassi e Belgio. Un successo di audience è l’annuale Grande Dettato Nazionale della lingua nederlandese: una trasmissione televisiva in cui olandesi e belgi, entrambi noti e comuni, gareggiano in un test di spelling.
Fonti:
Omer Vandeputte, Nederlands, het verhaal van een taal. Stichting Ons Erfdeel, 1993.
Nicoline van der Sijs, De geschiedenis van het Nederlands in een notendop. Amsterdam, 2005
Nicoline van der Sijs, “De invloed van de Statenvertaling op de vorming van de Nederlandse standaardtaal”. In: N. van der Sijs (red.), Leeg en ijdel. Den Haag, 2005.
Le pagine su Nederlands, Afrikaans e Statenbijbel in Wikipedia.
© Anne Logman e Michel Dingenouts, traduzione Lucia Iudica